icona bandiera italiana RIVITpng Un Parlamento per due: la coesistenza tra eletti e sorteggiati


Questa proposta nasce da una riflessione: se nelle ultime elezioni ogni astensione, scheda bianca e nulla fosse stata attribuita al “Partito del nulla”, questo sarebbe stato il primo partito nel nostro Parlamento. Ciò cosa significa? Che la sfiducia dei cittadini verso la politica, le istituzioni e la democrazia è ormai endemica e sta crescendo inesorabilmente. Il divario tra elettori ed eletti rischia di farsi sempre più profondo. Tuttavia, ciò non preoccupa la politica, per il semplice fatto che l’astensione e il non voto contano zero ai fini dell’esito elettorale. Siamo dunque sicuri che delle elezioni in cui si reca alle urne una quota sempre inferiore di aventi diritto siano più democratiche del sorteggio? E se dessimo un peso a quei non-voti, a quelle schede bianche o nulle? Quando queste raggiungono una soglia così elevata, è evidente che in gran parte siano dovute ad una scelta di protesta, di disaffezione.

Ed ecco l’idea: il sorteggio. Più precisamente, un sistema misto che unisca la pratica dell’elezione a quella del sorteggio per selezionare i membri di un’unica Assemblea legislativa.

Come? Vi sono due ipotesi.

La prima è quella promossa da alcuni studi scientifici condotti da cinque professori dell’Università di Catania, che dimostrano due cose:

  1. che l’efficienza generale di un Parlamento aumenta se al suo interno sono presenti alcuni membri scelti casualmente, indipendenti dalle forze politiche
  2. che esiste un “numero aureo” di membri sorteggiati tra cittadini precedentemente formati che ottimizza l’efficienza del Parlamento e che tale numero può essere stabilito soltanto dopo che sono stati stabiliti i numeri della maggioranza e della minoranza parlamentare attraverso le elezioni.

Per conoscere gli studi condotti dai professori Alessandro Pluchino, Andrea Rapisarda, Cesare Garofalo, Salvatore Spagano e Maurizio Caserta, è possibile scaricare

  • qui il loro primo articolo accademico in lingua inglese, intitolato “Accidental Politicians: How Randomly Selected Legislators Can Improve Parliament Efficiency”, risalente al 2011
  • qui il loro libro in italiano intitolato Democrazia a Sorte. Ovvero la sorte della democrazia, pubblicato nel 2012
  • qui il loro più recente articolo accademico in lingua inglese, intitolato The fallacy of representative democracy and the random selection of legislators, del 2017
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La seconda ipotesi è invece quella di ripartire i seggi tra eletti e sorteggiati in base a quanti cittadini aventi diritto al voto si recano alle urne. Le espressioni matematiche adottate sono le seguenti:

Dati

S = seggi, V = votanti sul totale degli aventi diritto, E = eletti, SO = sorteggiati

Formule

S x V = E

S - E = SO

Per rendere le cose più comprensibili, facciamo un esempio: prendiamo il Senato, che ha 315 seggi. Alle ultime elezioni hanno votato circa i tre quarti degli aventi diritto. I senatori eletti sarebbero quindi 315 × ¾ = 236. Gli altri seggi (315 - 236 = 79) potrebbero essere sorteggiati da un campione molto ampio di cittadini precedentemente formati, che rappresenti la complessità della società: ad esempio, 38 uomini e 41 donne.

Qui un articolo del professor Renzo Rosso sul blog de Il Fatto Quotidiano che spiega questa proposta.

Come si vede, le due proposte hanno come punto centrale in comune il fatto che il numero di cittadini sorteggiati all’interno dell’Assemblea possa essere deciso soltanto dopo le elezioni. Ciò che le differenzia, al contrario, è come questo numero debba essere ottenuto; se tramite un corrispondente numero aureo o un’operazione matematica.