idea di fondopng L'idea di fondo


Nelle nostre democrazie c’è qualcosa che non va; è sotto gli occhi di tutti. Nascono e muoiono partiti, sorgono movimenti, sembrano non esserci più ideologie, gli schieramenti sono confusi e intrecciati; destra e sinistra scompaiono, i moderati si coalizzano, gli estremisti insorgono. L’astensionismo elettorale cresce quasi ovunque in modo esponenziale, così come il parallelo calo di adesioni ed iscrizioni ai partiti politici. Perché? Per un motivo semplice; il mondo evolve, le persone sono sempre più informate e sentono sempre più il desiderio di esprimersi e partecipare alla gestione della cosa pubblica, ma l’autoreferenzialità della politica le allontana e ciò provoca frustrazione, sconforto, rabbia e sfiducia generale nella politica; una sfiducia che spesso rischia di sfociare in adesioni e consensi massicci verso movimenti e partiti populisti, che promettono una generale azione “nell’interesse del popolo”. A contrapporsi a questi, purtroppo, vi sono modelli tecnocratici, che guardano al cosiddetto “governo degli esperti”, dimenticandosi cosa sia la democrazia.

Già, ma che cos’è la democrazia?

La convinzione di tutti è che democrazia significhi elezioni. Non leggiamo il voto come uno strumento che contribuisce alla democrazia, ma come un principio sacro con un valore intrinseco. Insomma, disprezziamo gli eletti ma veneriamo le elezioni. Tuttavia, l’opinione di grandi pensatori del passato (Aristotele, Montesquieu, Rousseau) e la storia di alcune famose entità politico-statali (Atene, Venezia, Parma, Bologna, Firenze, Siena, Francoforte, Saragozza e molte altre) dimostra che le elezioni venivano considerate una pratica aristocratica se non oligarchica.

Che cosa, allora, veniva considerato democratico, se non lo erano le elezioni? Il sorteggio!

No, non è uno scherzo né un gioco. Il sorteggio è la componente centrale di una forma di governo ampiamente utilizzata in passato e conosciuta come democrazia rappresentativa aleatoria. Dal latino alea, che significa “dado”, le democrazie rappresentative aleatorie sono forme di governo indiretto (!), dove la distinzione tra governati e governanti sopraggiunge attraverso il sorteggio e non l’elezione.

Secondo molti studiosi contemporanei l’applicazione del sorteggio nelle nostre odierne democrazie potrebbe risolvere due delle loro principali crisi. Da un lato, la crisi di legittimità, poiché si affermerebbe un ideale di condivisione equa delle chance politiche tra cittadini e politici di professione; dall'altro, la crisi di efficacia, poiché una rappresentanza nazionale sorteggiata sarebbe svincolata da ogni logica partitica, da giochi elettorali, da battaglie mediatiche o da mercanteggiamenti legislativi.


Questo è il motivo per cui nasce ODERAL – Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria; fornire un contributo allo sviluppo e diffusione del sorteggio come pratica democratica da affiancare alle elezioni all’interno dei nostri sistemi democratici e delle nostre istituzioni, in particolare per la selezione dei membri di organi collegiali quali le Assemblee legislative. Solo così potrà realizzarsi la vera democrazia, con il coinvolgimento (potenziale) di ciascun cittadino; ridando lustro alla politica, avvicinando eletti ed elettori, governanti e governati e spazzando via una volta per tutte le ombre incombenti tanto del populismo quanto della tecnocrazia.

I progetti elaborati sino ad oggi guardano in due direzioni:

Ma ODERAL non è la sola Organizzazione con queste finalità; ve ne sono molte altre in tutto il mondo.

Numerose sono inoltre le proposte già avanzate in altri paesi di creazione di Assemblee legislative di cittadini che sostituiscano una delle due Camere del Parlamento. Così come sono molti i processi partecipativi di portata nazionale che sono stati realizzati negli ultimi anni e che hanno comportato la creazione di Assemblee cittadine finalizzate a deliberare su questioni estremamente importanti, come la riforma della legge elettorale e perfino della Costituzione.

Dobbiamo rimetterci in gioco, non accontentarci più di apporre una x su un simbolo ogni cinque anni, ma ripensare i nostri sistemi democratici dalle fondamenta.

Per una Democrazia di tutti, per tutti, da tutti!

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